Processi di rigenerazione urbana a Bologna: prospettive e metodi di ricerca geografica

Di Matteo Proto, Andrea Zinzani, Emanuele Frixa

La neoliberalizzazione della città e il tema della rigenerazione urbana (Matteo Proto)

Il termine rigenerazione urbana –urban renewal- appare negli Stati Uniti alla fine degli anni sessanta del Novecento nell’ambito di politiche che promuovevano investimenti per ricostruire e rivitalizzare quartieri degradati. Nel processo, in larga parte ancora sostenuto da risorse pubbliche, partecipavano anche l’interesse ed il capitale privato. Gli studi critici sulla città avevano già allora posto l’accento sulla dimensione sociale del fenomeno, evidenziando come questi interventi si accompagnassero a processi di privatizzazione che penalizzavano gli strati più deboli della popolazione, generando ineguaglianze e marginalità (Castells, 1974; Vicari Haddock, 2009).

La crisi del decennio successivo peggiorò ulteriormente la condizione urbana: il processo di ristrutturazione dell’economia occidentale spingeva per la delocalizzazione e la dismissione delle attività manifatturiere e, di contro, aumentava il peso della dimensione finanziaria e speculativa nell’accumulazione di capitale. In questo contesto, la svolta neoliberale inaugurata da Reagan incrinò ulteriormente l’ordine capitalistico basato sul welfare state, producendo una polarizzazione della ricchezza all’origine di crescenti sperequazioni sociali e di nuove forme di povertà urbana e marginalità. In parallelo, le classi più elevate traevano vantaggio dalla crescita economica, dove un ruolo crescente era rappresentato dalla speculazione immobiliare (Harvey, 1990; Swyngedouw, 2005).

La valorizzazione capitalistica di tutto ciò che riguarda il contesto urbano è diventata così uno dei principali strumenti di accumulazione, spingendo i governi locali a impegnarsi per intercettare flussi di capitale e attuare strategie di rigenerazione rivolte agli spazi urbani colpiti dal processo di deindustrializzazione: in primo luogo, i vuoti prodotti da attività manifatturiere dismesse ma anche i quartieri operai, o comunque limitrofi alle aree produttive, colpiti dal degrado, dalla flessione demografica e dalla svalutazione. Ciò ha comportato l’adozione di strumenti diversi per la pianificazione e supportati, per quanto riguarda l’Italia, anche dai documenti strategici e dalle direttive dell’Unione Europea poi recepiti dalla legislazione nazionale (Vicari Haddock, 2009, Jones, Jessop, 2010). La nuova politica urbana si pone così l’obiettivo di riattivare la crescita economica, predisponendo spazi dove favorire gli investimenti e abbracciando concetti di imprenditorialità anche in competizione con le altre città. Ciò significa anche manipolare la percezione dello spazio urbano, promuovendolo come un prodotto da vendere e un marchio da commercializzare, al fine di attirare nuove classi di consumo e intercettare i flussi turistici (Vanolo, 2017).

I meccanismi di governance hanno sostituito la vecchia pianificazione centralizzata – ad es. lo strumento del Piano Regolatore in Italia – e prevedono una devoluzione delle procedure di governo e un ridimensionamento del settore pubblico, a vantaggio dei soggetti privati e dei partenariati pubblico-privato, sia nei processi decisionali che nelle fasi di negoziazione. Nei nuovi dispositivi urbanistici, i termini sussidiarietà, partecipazione, decentramento, coinvolgimento ecc. costituiscono parole chiave ricorrenti e caratterizzanti che dovrebbero favorire il rinnovamento dello spazio urbano (Sprega, 2018). Se l’investimento pubblico in termini di servizi decresce drasticamente da almeno due decenni, le città promuovono la propria immagine al fine di attirare capitali, turismo, industria creativa e dunque per offrire un paesaggio che sia funzionale alle esigenze e agli interessi delle classi medio-alte. Porzioni significative della città sono trasformate o rigenerate per diventare luoghi spettacolarizzati che offrano eventi culturali, esperienze turistiche e momenti di svago per la classe creativa e si caratterizzano sostanzialmente come spazi di consumo (Vanolo, 2017).

Nel tempo presente la rivitalizzazione urbana non è circoscritta al settore immobiliare e non viene attuata soltanto attraverso gli strumenti di governance ma interessa soprattutto la messa in valore delle relazioni sociali e del capitale umano presente negli ambienti di vita delle città, sostenuta dallo sviluppo di tecnologie e reti di comunicazione. Al ruolo delle politiche urbane, dunque, si è affiancato quello delle grandi imprese economiche – basti pensare al ruolo crescente delle piattaforme tecnologiche e al loro impatto sulla città – che spingono per una sempre maggiore trasformazione dello spazio urbano in spazio di consumo (Rossi, 2017).

Analizzare i processi di rigenerazione della città: l’approccio dell’ecologia politica urbana e la metodologia di ricerca sociale (Andrea Zinzani)

Come è stato analizzato nel paragrafo precedente, negli ultimi vent’anni, nel quadro dei processi di deindustrializzazione e trasformazione delle città, le politiche di rigenerazione urbana e relative progettualità hanno giocato un ruolo chiave. È importante sottolineare come la promozione e l’implementazione di politiche e progetti di rigenerazione abbiano un impatto rilevante sullo spazio urbano e implichino un complesso processo di riconfigurazione sociale, politica, economica ed ambientale. Nell’ambito di questi processi si riflette e si mette in discussione la natura stessa di città e relative visioni, diritti, interessi e priorità che si vogliono evidenziare.

A partire dagli anni duemila gli scienziati sociali si sono focalizzati sull’analisi delle trasformazioni urbane contribuendo ad avanzare approcci critici eterogenei e interdisciplinari che hanno messo in relazione la geografia, la sociologia, l’antropologia e le scienze politiche. Particolare attenzione si è concentrata sui temi della democrazia urbana, sul diritto alla città, sui beni comuni e sulla giustizia spaziale, nonché sulle conflittualità socio-ambientali. Inoltre, sulla decostruzione delle forze, degli attori e degli interessi coinvolti nella rigenerazione urbana. Nell’ambito dell’analisi critica di questi processi, negli ultimi anni l’ecologia politica, applicata allo studio della città, ha fornito un rilevante contributo.

L’ecologia politica emerge a partire degli anni ottanta, in particolar modo nel mondo anglosassone e nordeuropeo, e si sviluppa nei decenni successivi al fine di riconcettualizzare le relazioni tra società umane ed ambiente. Contraddistinta da una natura multidisciplinare, l’ecologia politica si diffonde grazie al contributo teorico, epistemologico ed empirico della geografia sociale, della sociologia e della storia dell’ambiente, nonché dell’economica politica e dell’antropologia (Bryant, 1991; Harvey, 1996). Nello specifico, l’ispirazione teorica di riferimento ha le sue radici nel pensiero marxista e neo-marxista ed in particolare nella teoria socio-naturale, nella produzione della natura attraverso meccanismi di sfruttamento ed accumulazione e relativa creazione di relazioni di subordinazione, controllo e dominio (Smith, 2008).

L’ecologia politica si pone dunque l’obbiettivo di comprendere ed analizzare la dimensione sociale e politica, nonché le relazioni di potere dei processi di gestione, trasformazione e cambiamento ambientale (Robbins, 2004; Swyngedouw, 2004). Inoltre, considera strategica la ripoliticizzazione dei processi ambientali e pone un’enfasi rilevante sull’analisi delle diseguaglianze, delle asimmetrie di potere, delle ingiustizie e dei conflitti nel contesto dei processi socio-ambientali. Diversamente da altri approcci teorico-concettuali e disciplinari, l’ecologia politica non si struttura esclusivamente attorno a saperi accademici, ma coniuga questi con le conoscenze, le esperienze e le pratiche dei movimenti socio-ambientali, delle comunità locali e dell’attivismo (Peet, Robbins e Watts, 2011).

A partire dalla fine degli anni novanta l’ecologia politica ha adottato il suo approccio teorico allo studio dello spazio urbano, dei suoi dis-equilibri e delle sue trasformazioni, dando origine all’ecologia politica urbana. Come sottolineato da Harvey (1996) e Swyngedouw (1996), l’ecologia politica urbana considera la città una complessa costruzione ibrida socio-naturale contraddistinta da contraddizioni, tensioni e conflitti sociali, politici e spaziali. Inoltre, i processi urbani vengono interpretati ed analizzati attraverso una prospettiva multidisciplinare che coniuga studi urbani, economia politica e teoria sociale critica. Ispirati dal concetto marxista di metabolismo, Heynen et al. (2006) propongono il metabolismo urbano definendolo come un processo di circolazione e trasformazione socio-naturale che integra risorse materiali e lavoro, l’organizzazione sociale e le dinamiche di potere. Negli ultimi anni il concetto di metabolismo urbano è stato applicato per analizzare i processi di trasformazione della città ponendo particolare attenzione alle varie comunità urbane, relative rivendicazioni in termine di potere decisionale e conflittualità (Wilson e Swyngedouw, 2014). Infatti, ad esempio, a determinate politiche pubbliche o pubblico-private orientate a specifiche riconfigurazione urbane, spesso sono emerse in conflitto realtà e movimenti socio-ambientali urbani al fine di rivendicare giustizia ambientale e spaziale.

Focalizzandosi su Bologna, è possibile prendere ad esempio i comitati e i movimenti formatisi in difesa della salvaguardia e della valorizzazione del bosco urbano ai Prati di Caprara, nonché per la rivendicazione di spazi di discussione democratica e la messa in discussione di specifiche progettualità dell’amministrazione pubblica. O le realtà sociali e studentesche che rivendicano una profonda riflessione sull’impatto delle politiche di promozione del cibo – City of Food is Bologna – sugli equilibri urbani e relative dinamiche socio-economiche, e su come il progressivo processo di turistificazione vada ad influenzare in modo negativo il tessuto abitativo di alcune zone della città ed il diritto alla casa.

Sotto il profilo metodologico, gli studi nell’ambito della geografia e dell’ecologia politica urbana adottano varie metodologie di ricerca, andando però a privilegiare il campo della ricerca qualitativa e nello specifico la ricerca sociale. Infatti, la ricerca sociale empirica permette di andare a riflettere, analizzare e decostruire le reti istituzionali e sociali che sono alla base dei processi di rigenerazione urbana e la loro componente politica, socio-economica e spaziale. Nello specifico, questa metodologia, in rapporto alla rigenerazione urbana, ha la capacità di comprendere le visioni, gli interessi, nonché le contraddizioni e i conflitti, tra i vari attori istituzionali e sociali, gruppi di potere e soggettività. Risulta quindi fondamentale, una volta formulata una specifica domanda di ricerca, di procedere con le pratiche e le tecniche di raccolta ed organizzazione dei dati al fine di andare a mappare gli attori istituzionali e sociali, le soggettività, i gruppi di interesse e di potere, e a comprenderne rapporti, reti e relazioni. Sul tema delle trasformazioni urbane, anche l’analisi del discorso pubblico, generalmente prodotto dagli attori istituzionali al fine di legittimare e promuovere una specifica politica, riveste un ruolo chiave.

Per quanto concerne le pratiche di ricerca, l’osservazione partecipante, o se prolungata nel tempo l’etnografia visiva, permette di entrare in contatto con la dimensione spaziale dell’area di interesse e relativi equilibri/disequilibri sociali ed economici. Successivamente, l’intervista di ricerca è la pratica fondamentale nella raccolta dei dati e nella comprensione delle reti sociali e politiche. Infatti, nel vasto ambito delle interviste di ricerca, la metodologia di ricerca sociale predilige l’intervista semi-strutturata che mira ad adattarsi al contesto specifico di ricerca, lasciando ampio spazio al discorso, al dibattito ed al confronto. L’intervista semi-struttura permette di comprendere i ruoli, le visioni e gli interessi dei vari attori. In un secondo luogo, l’intervista od osservazione di gruppo, focus group, può essere d’aiuto nel fare emergere dinamiche sociali, contraddizioni e conflittualità. In ultima istanza, conversazioni e dialoghi informali con soggetti chiave possono aiutare a finalizzare l’analisi delle strutture sociali, delle politiche e dei processi di trasformazione urbana.

Appunti sulla nuova Bologna turistica e la politica della rappresentazione (Emanuele Frixa)

Si è già sottolineato nel paragrafo 2 come per comprendere i processi di trasformazione urbana, uno degli strumenti da cui partire sia l’analisi del discorso pubblico, generalmente prodotto dagli attori istituzionali. La storia degli ultimi anni della città di Bologna pare esemplare per restituire lo stretto legame tra politica della rappresentazione e politica del governo della città (Rossi e Vanolo, 2010).

Negli ultimi dieci anni si è assistito a una trasformazione sostanziale del centro storico bolognese in chiave turistica. A veicolare e sostenere questa riconfigurazione dello spazio sono intervenuti due fattori principali: da un lato il costante e strategico potenziamento dell’Aeroporto Marconi, che tra il 2004 e il 2014 è diventato il primo aeroporto in Europa in termini di crescita della connettività (ACI Europe Airport Connectivity Report 2004-2014); in secondo luogo la pianificazione di un “city branding” in grado di riprodurre nuove rappresentazioni della città, interessando la riorganizzazione funzionale di alcune aree centrali e periferiche anche grazie a interventi di rigenerazione urbana.

È in questo contesto che il progetto “Bologna City Branding” ha fatto da cornice di lettura a molte trasformazioni urbane e alla costruzione del discorso pubblico. A Bologna “la politica della visibilità” (Vanolo, 2017) ha scelto il food come volano economico strategico, caratterizzando le forme di rigenerazione commerciale in chiave marcatamente turistica. Non a caso “City of Food is Bologna” è stata per molto tempo la declinazione identificativa del marketing territoriale urbano fino alla recente svolta in senso culturale di una nuova visione della città. La crescita costante della domanda turistica ha quindi avuto un ruolo sostanziale nel riconfigurare attraverso rappresentazioni, pratiche e discorsi l’organizzazione dello spazio urbano bolognese e le sue diverse tematizzazioni. Si aggiunga inoltre l’impatto degli stessi processi turistici, di recente costituzione, su piani strutturali e investimenti infrastrutturali come ad esempio nel caso del people mover.

Esistono varie prospettive attraverso cui analizzare criticamente le trasformazioni turistiche della città. Una di queste può riconsiderare la rigenerazione di alcuni dei più importanti mercati storici (come ad esempio il Mercato di Mezzo e il Mercato delle Erbe) alla luce del generale contesto urbano fin qui descritto. La storia più recente dei mercati centrali e periferici diventa quindi non soltanto un caso di studio per mettere in relazione i discorsi, le politiche e le trasformazioni dello spazio, ma anche una lente di approfondimento su questioni ancora più cruciali: quella della proprietà, della rendita urbana, dell’uso dello spazio pubblico e della sua disciplina, e soprattutto di processi selettivi di esclusione su base economica e identitaria. Questo vale sia per i cittadini che non partecipano al consumo, sia per le attività commerciali che non rientrano nel driver del cibo.

La rigenerazione di alcune aree del centro storico e la nuova vocazione turistica delle città hanno sollecitato, negli ultimi mesi, il dibattito pubblico sulla questione abitativa e la possibile regolamentazione della diffusione e dell’uso delle piattaforme legate alla locazione turistica a breve termine. Dall’indagine sul mercato degli alloggi in locazione nel comune di Bologna (commissionata dal Settore politiche abitative all’Istituto Cattaneo), fino alla più recente presentazione del “piano casa”, il discorso pubblico sembra riconoscere la centralità di un problema che rimanda all’affermazione del diritto all’abitare e sarà centrale per il confronto politico dei prossimi mesi.

“Pensare urbano” significa oggi riuscire a collegare i processi che a scala diversa incidono sulla ristrutturazione della città, significa avere uno sguardo a medio-lungo termine sull’impatto dei fenomeni che non possono (e non devono) solo essere “indirizzati” ma necessitano di una regolamentazione calibrata alla scala spaziale su cui si depositano.

Bibliografia

Bryant, R. L. “Putting Politics First: The Political Ecology of Sustainable Development” Global Ecology and Biogeography Letters 1 (6), 1991, pp. 164–166.

Castells, M. La questione urbana, Venezia, Marsilio, 1974.

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Zinzani, A., Curzi, E. “Urban forests, regeneration and conflicts: the case of Prati di Caprara in Bologna (Italy)” Entitle Blog – European Network of Political Ecology, 2019.

Autori

Matteo Proto (*), Andrea Zinzani (*), Emanuele Frixa (**)

(*) Dipartimento di Storia culture civiltà – Sezione di Geografia, Università di Bologna

(**) Dipartimento di Filosofia e comunicazione, Università di Bologna

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